
La raccolta presentata da Nautilus riunisce 84 immagini finaliste dell’edizione 2026 dell’Ocean Photographer of the Year, concorso organizzato da Oceanographic Magazine e Blancpain. Le fotografie osservano l’oceano da prospettive diverse, dall’alto, dalla superficie e dalle profondità marine, mostrando la ricchezza della vita acquatica, il rapporto tra persone e mare e le minacce legate all’attività umana.
Una parte significativa della raccolta è dedicata agli animali e agli ecosistemi più difficili da osservare. Tra le immagini spiccano i cuccioli di elefante marino fotografati da Matthew Smith alle Isole Falkland, mentre imparano a nuotare e a diventare indipendenti. Ariel Mei Gliboff mostra invece un gruppo di gunnels al largo di Seattle, riuniti in una concentrazione insolita e caratterizzati da colori differenti.

La categoria dedicata ai mondi nascosti porta l’attenzione su creature minuscole e perfettamente mimetizzate. Il cavalluccio marino pigmeo fotografato da Iris Uijttewaal nelle acque di Raja Ampat, in Indonesia, è così piccolo da poter essere paragonato a un chicco di riso. Un’altra immagine mostra un gamberetto che protegge le proprie uova tra i rami di un corallo, illuminato con grande attenzione per non danneggiare l’habitat delicato.
Le fotografie dedicate al rapporto tra esseri umani e oceano evidenziano quanto le persone siano legate agli ecosistemi marini. Un’immagine di Anita Verde cattura l’incontro tra un apneista e un grande pesce luna oceanico nella penisola messicana della Baja California, creando un confronto suggestivo tra la figura umana e la maestosità dell’animale.
Rémi Conte osserva invece il rapporto quotidiano tra una comunità e il mare attraverso una fotografia realizzata dall’alto a Nosy Iranja, in Madagascar. Da una parte si trova l’Oceano Indiano, dall’altra un villaggio di pescatori con un campo da calcio: una composizione che mostra come la vita delle comunità costiere dipenda direttamente dalle risorse marine.

Alcuni scatti trasformano la documentazione naturalistica in una forma di vera espressione artistica. La fotografia di Chelsea Mayer ritrae un gruppo di delfini comuni al largo della California, osservati sotto i riflessi di una barca che attraversa la superficie. Il risultato ricorda un’opera da galleria d’arte e sottolinea la bellezza del movimento degli animali nell’acqua.
Nella categoria Fine Art compare anche un polpo comune fotografato da James Ferrara presso il Blue Heron Bridge, in Florida. L’immagine in bianco e nero valorizza dettagli come le ventose, la pelle, l’occhio e il sifone, l’organo che permette al polpo di spostare l’acqua attraverso il corpo.
La sezione dedicata all’avventura raccoglie immagini dinamiche, capaci di trasmettere la forza dell’oceano. Una fotografia di Dan Sullivan mostra un surfista, un windsurfista e un kitesurfer mentre condividono un’enorme onda sulla costa settentrionale di Maui. Lo scatto rappresenta la capacità degli sportivi di confrontarsi con un ambiente potente e imprevedibile.

In un’altra immagine, Ben Yávar fotografa un’apneista circondata da un gigantesco banco di sardine durante un’immersione mattutina non programmata. La scena suggerisce una convivenza armoniosa tra esseri umani e fauna marina, con la nuotatrice immersa nel movimento coordinato dei pesci.
La raccolta non si limita a mostrare immagini spettacolari, ma affronta anche le conseguenze delle attività umane. Daniel Taylor fotografa in bianco e nero uno squalo seta rimasto catturato in un palangaro illegale al largo della California, mentre alcuni pesci pilota osservano la scena. L’immagine rende evidente la vulnerabilità degli animali marini di fronte alle pratiche di pesca non sostenibili.
Lu Minqiang documenta invece il mercato del pesce di Malé, nelle Maldive, visto dall’alto. Gli scarti vengono riversati in mare e attirano numerose razze, mostrando come la presenza di una fonte di cibo facilmente accessibile possa modificare i comportamenti naturali degli animali.
Le ultime immagini introducono una prospettiva più positiva, dedicata agli interventi di conservazione. Francesca Page fotografa giovani aragoste europee allevate in un incubatoio del Regno Unito, dove ricevono maggiori possibilità di sopravvivere e raggiungere l’età adulta.
Un altro scatto di Leighton Lum mostra alcune tartarughe marine verdi hawaiane, conosciute come honu, riunite in una grotta protetta di Maui al tramonto. La specie ha registrato un recupero significativo grazie agli interventi di tutela, e la fotografia diventa un simbolo concreto dei risultati che la conservazione può raggiungere.

Le 84 immagini selezionate per l’Ocean Photographer of the Year 2026 mostrano un oceano straordinario, popolato da creature minuscole, grandi predatori, comunità costiere e paesaggi capaci di lasciare senza fiato. Allo stesso tempo, la raccolta ricorda che la bellezza marina è inseparabile dalla responsabilità di proteggerla.
Per scoprire tutte le fotografie e proseguire il viaggio tra le risorse della pagina, è possibile continuare la navigazione nella raccolta completa nel link sotto















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