Google I/O 2026 viene presentato come il momento in cui l’azienda fa un salto netto verso una “era agentica”, in cui l’intelligenza artificiale non si limita a rispondere ma pianifica, decide e agisce nel mondo digitale degli utenti.
Il keynote mette al centro Gemini come piattaforma unificata che alimenta prodotti, servizi e dispositivi, con l’obiettivo dichiarato di trasformare l’AI in un assistente personale proattivo presente ovunque, dalla ricerca sul web alla produttività, fino ai dispositivi XR.
Fin dall’apertura, il tono è quello di un evento che vuole definire una nuova fase tecnologica.
Il discorso di Sundar Pichai insiste sul fatto che, dopo anni di “AI‑first”, Google ora controlla l’intera catena: chip proprietari, infrastruttura globale, modelli, prodotti consumer e strumenti per sviluppatori.
L’idea centrale è che tutti questi elementi convergano in un unico ecosistema basato su Gemini, pensato per supportare casi d’uso che vanno dalla creatività al lavoro d’ufficio, dalla programmazione alla ricerca scientifica.
Infinite Scaler: il gioco live che mostra la creatività guidata dall’AI
Il keynote si apre con Infinite Scaler, un gioco in tempo reale presentato da Valkyrae e CourageJD, che diventa una dimostrazione spettacolare della creatività possibile con l’AI.
Mentre i giocatori cercano di scalare una torre saltando di piattaforma in piattaforma, le stanze di gioco vengono generate al volo dall’intelligenza artificiale sulla base dei prompt inviati dal pubblico.
Gli spettatori propongono idee – una città futuristica, una giungla di capibara, animali in abiti bizzarri – e il sistema le trasforma in livelli giocabili con estetiche completamente diverse.
Alla base c’è un flusso in cui Gemini elabora e arricchisce il prompt, mentre il modello visivo Nano Banana genera sfondi, sprite e profondità per simulare un effetto 3D coerente.
Il gioco è accessibile con un semplice link o QR code, senza installazioni o download, e nell’arco di pochi minuti riesce a coinvolgere decine di migliaia di partecipanti collegati da oltre 150 paesi.
Infinite Scaler diventa così il modo più diretto per mostrare come la generazione procedurale guidata dall’AI possa trasformarsi in intrattenimento collettivo, fondendo creatività del pubblico e potenza dei modelli.
I numeri dell’iper‑progresso secondo Sundar Pichai
Quando Sundar Pichai sale sul palco, l’attenzione si sposta sui numeri che raccontano la scala dell’AI in Google.
Viene dichiarato che i sistemi di Gemini processano circa 3,2 quadrilioni di token al mese, un valore sette volte superiore rispetto all’anno precedente, segno di una crescita esplosiva nell’uso dei modelli.
Pichai sottolinea che oltre 8,5 milioni di sviluppatori usano le API di Gemini ogni mese, con picchi vicini ai 19 miliardi di token al minuto, dati che mostrano la centralità della piattaforma per aziende e team di sviluppo.
Sul lato consumer, Google afferma di avere 13 prodotti con più di 1 miliardo di utenti, e AI Overviews in Search supera i 2,5 miliardi di utenti mensili, rendendo l’AI parte dell’esperienza di ricerca quotidiana per una fetta enorme della popolazione globale.
L’app Gemini cresce in modo vertiginoso, passando in un anno da circa 400 milioni a oltre 900 milioni di utenti attivi al mese, con un aumento di più di sette volte nelle richieste giornaliere.
Nel frattempo, i modelli visivi di Google arrivano a generare oltre 50 miliardi di immagini, evidenziando quanto la creatività generativa sia diventata parte integrante della piattaforma.
Anche l’infrastruttura segue questa accelerazione: gli investimenti annui in data center e hardware AI schizzano da poco più di 30 miliardi di dollari nel 2022 a un ordine di grandezza superiore nel 2026, con particolare enfasi sulla nuova generazione di TPU.
Vengono presentate le TPU v8, nelle varianti 8t per il training di enormi modelli e 8i per l’inferenza ad altissima velocità, con un’architettura che può distribuire l’addestramento su oltre un milione di TPU sparse nel mondo.
Gemini come intelligenza personale al centro di tutto
Il video mostra Gemini come cuore dell’ecosistema Google, integrato in Search, YouTube, Maps, Workspace, Android, Chrome, Cloud e nelle nuove esperienze XR.
L’obiettivo è trasformare il modello in una “intelligenza personale” capace di combinare in modo sicuro informazioni provenienti da Gmail, Calendar, Drive, Foto, documenti e applicazioni esterne.
Vengono raccontati esempi concreti in cui studenti usano Gemini per preparare esami, creativi lo sfruttano per generare immagini e video, e famiglie organizzano impegni incrociando email, orari scolastici e calendari condivisi.
L’interfaccia di Gemini si arricchisce di elementi visuali, con risposte che includono tabelle, riassunti strutturati, layout adattivi e suggerimenti cliccabili, rendendo l’interazione più simile a un pannello di controllo intelligente che a una semplice chat.
Il messaggio implicito è che Gemini vuole diventare il livello di intelligenza trasversale a tutti i prodotti Google, capace di ricordare il contesto, riutilizzare la cronologia personale e adattarsi alle abitudini di ogni utente.
In questo quadro, l’AI smette di essere un singolo servizio e diventa uno strato costante dell’esperienza digitale, accessibile ovunque ci sia un prodotto Google.
I nuovi modelli: Gemini 3.5 Flash, Pro e Omni
Una parte importante del keynote è dedicata ai nuovi modelli di Gemini.
In primo piano c’è Gemini 3.5 Flash, pensato per essere molto più veloce e decisamente più economico rispetto ai modelli di punta, ma comunque capace di sostenere la maggior parte dei casi d’uso reali.
Viene spiegato che Flash è ottimizzato per scenari ad alto volume – chatbot, agenti, assistenti in app e servizi – dove il costo per richiesta è cruciale.
Secondo quanto riportato, Flash raggiunge performance competitive nei benchmark di comprensione, coding e ragionamento pur mantenendo un costo notevolmente inferiore rispetto ai modelli top di gamma, aprendo la strada a un uso più massiccio e diffuso degli agenti AI.
Accanto a Flash si colloca Gemini 3.5 Pro, un modello più pesante e sofisticato pensato per applicazioni interne e ambienti aziendali più esigenti, destinato a raggiungere gradualmente gli sviluppatori esterni.
Ma l’annuncio più visionario è Gemini Omni, descritto come un “world model” in grado di comprendere e prevedere dinamiche fisiche e temporali nei video, e di consentire modifiche strutturali avanzate sulle clip.
Nel keynote, Omni viene mostrato come uno strumento che permette di registrare un breve video e chiedere all’AI di cambiare la sequenza degli eventi, introdurre nuovi elementi o modificare oggetti esistenti in modo coerente con la scena originale.
Questa classe di modelli viene presentata non solo per la creatività, ma come base per robotica, simulazioni e gaming, dove la capacità di modellare il mondo fisico è essenziale.
Gemini Spark: dall’assistente in chat all’agente proattivo
Una delle novità concettuali più forti è Gemini Spark, descritto come l’evoluzione dell’assistente tradizionale verso un agente personale che lavora sullo sfondo 24 ore su 24.[5][1]
Spark non si limita a rispondere alle richieste, ma si muove tra email, documenti, calendari, note e app di produttività per tenere traccia delle attività, anticipare bisogni e proporre azioni concrete, sempre con conferma dell’utente.
Nel video si vedono esempi in cui Spark prepara discorsi pubblici pescando informazioni da documenti in Drive, recupera dettagli logistici da Gmail, incrocia calendari familiari per suggerire weekend liberi e aggiorna automaticamente liste di attività.
L’utente definisce obiettivi e vincoli – ad esempio organizzare una festa, pianificare un viaggio o preparare una presentazione – mentre Spark scompone il problema in step, pianifica le fasi, esegue operazioni come scrivere bozze o impostare eventi e restituisce all’utente un resoconto chiaro dello stato di avanzamento.
Questo passaggio segna il salto dalla logica di “prompt e risposta” alla logica di agenti che gestiscono processi nel tempo, riducendo il carico cognitivo e operativo sulle persone.
In prospettiva, Google presenta Spark come un tassello centrale per portare la produttività personale e aziendale in una dimensione in cui l’AI diventa un vero collaboratore continuo.
Antigravity: una piattaforma agent‑first per lo sviluppo software
La sezione dedicata agli sviluppatori è dominata da Antigravity, una piattaforma progettata con un approccio “agent‑first” che ribalta il ruolo della programmazione assistita dall’AI.
Invece di limitarsi a suggerire codice, Antigravity coordina squadre di agenti specializzati che pianificano, scrivono, testano e raffinano interi sistemi software, sotto la supervisione di un ingegnere umano.
Nel keynote viene mostrato un caso estremo: un team di agenti che costruisce un sistema operativo funzionante in circa dodici ore, orchestrando decine di sotto‑agenti e migliaia di chiamate al modello, con un costo contenuto rispetto all’ampiezza del risultato.
L’obiettivo è dimostrare che l’AI è in grado di affrontare task di sviluppo enormi e complessi, lasciando all’umano il ruolo di definire obiettivi, vincoli architetturali e verifiche finali.
Antigravity viene presentato con CLI, SDK, integrazione vocale, supporto nativo per Android, Firebase, Google AI Studio e strumenti di orchestrazione multi‑agente, offrendo un ambiente unificato per portare in produzione progetti basati su agenti.
Per i team di sviluppo, questo significa poter ridurre drasticamente tempi e costi di realizzazione di sistemi complessi, spostando l’attenzione dall’implementazione di basso livello al design e alla supervisione.
Search diventa AI Search e si trasforma in agente
Una parte centrale del video riguarda la trasformazione di Google Search in “AI Search”, dove la tradizionale casella di ricerca diventa un ingresso verso un agente generativo multimodale.
Vengono unite in un’unica esperienza le funzionalità di AI Overviews e AI Mode, così che l’utente riceva risposte articolate, spiegazioni approfondite e layout generativi su misura, con la possibilità di continuare la conversazione.
AI Search permette di caricare immagini, video, documenti e screenshot, chiedendo all’AI di analizzarli, confrontarli e integrarli con informazioni dal web, in modo da ottenere un quadro più completo.
Le risposte possono includere tabelle, mini‑dashboard, piani passo‑passo, suggerimenti di strumenti e template operativi, rendendo l’esperienza più vicina a quella di un consulente digitale che di un motore di ricerca classico.
La novità più interessante sono i Search agents, agenti che lavorano in background su compiti specifici: monitorare variazioni di prezzo, seguire l’andamento di normative, tracciare opportunità di viaggio o aggiornamenti su argomenti complessi.
In questo modo Search passa dall’essere un luogo dove si “cercano informazioni” a un contesto dove si impostano obiettivi e si lasciano agli agenti i lavori di monitoraggio, sintesi e notifica.
Commercio agentico: UCP, AP2 e Universal Cart
Il keynote introduce una visione strutturata di commercio agentico, basata su tre componenti fondamentali pensati per standardizzare il dialogo tra agenti e merchant.
Il primo è l’Universal Commerce Protocol (UCP), uno standard aperto che definisce come descrivere in modo leggibile dagli agenti prodotti, disponibilità, opzioni di spedizione, condizioni di reso e regole di compatibilità.
Il secondo tassello è l’Agentic Payments Protocol (AP2), un protocollo di pagamento che consente agli agenti di iniziare, verificare e completare transazioni seguendo limiti, budget e regole decise dall’utente, garantendo tracciabilità e sicurezza.
Infine viene presentato l’Universal Cart, un carrello intelligente in grado di aggregare articoli da merchant diversi, confrontare prezzi, verificare compatibilità tra prodotti, cercare coupon e alternative più convenienti, ottimizzando automaticamente la spesa.
Nel video si vede l’AI che aiuta ad assemblare componenti tecnici evitando errori, suggerendo configurazioni corrette e proponendo alternative in caso di prodotti esauriti o troppo costosi.
Il risultato è una esperienza d’acquisto in cui lo shopping viene guidato da agenti che conoscono preferenze e vincoli dell’utente, riducendo la complessità decisionale e il rischio di scelte sbagliate.
Strumenti creativi: Pics, Stitch, Flow e Flow Music
Una sezione intera del keynote è dedicata alla creatività generativa e agli strumenti pensati per chi vuole produrre contenuti senza competenze tecniche avanzate.
Google Pics viene presentato come un laboratorio visivo dove partire da una foto o da un layout e, con semplici istruzioni in linguaggio naturale, rimuovere elementi, cambiare ambientazione, adattare formati e creare varianti per social e campagne.
Stitch è lo strumento dedicato al design di interfacce, capace di generare UI complete a partire da prompt e di permettere modifiche istantanee su layout, bottoni, colori, tipografia e micro‑interazioni, rendendo più rapido il passaggio dall’idea al prototipo.
Questi strumenti vengono pensati per democratizzare la progettazione, consentendo anche a chi non è designer di creare bozze funzionali e iterare velocemente.
Con Flow e Flow Music, il focus si sposta su video e musica generativa.
Flow permette di creare e rimontare video, aggiungere transizioni, overlay e cambi di scena guidati da testo o voce, mentre Flow Music trasforma idee musicali in tracce complete, con possibilità di cambiare stile, strumenti e atmosfera.
L’insieme di questi strumenti delinea un ecosistema in cui creator, brand e semplici appassionati possono produrre contenuti complessi in pochi minuti, abbattendo barriere storiche di competenza e di budget.
Il video insiste sul fatto che l’AI non vuole sostituire la creatività umana, ma amplificarla e renderla più accessibile.
Android XR e gli occhiali intelligenti per un’AI ambientale
Una parte molto attesa del keynote è quella dedicata ad Android XR e alla nuova generazione di occhiali intelligenti, sviluppati in collaborazione con vari partner hardware.
Android XR viene presentato come una piattaforma creata per headset e smart glasses, costruita per sfruttare Gemini in contesti di realtà mista e aumentata.
Nel video appaiono due categorie di dispositivi: occhiali con display che mostrano traduzioni in tempo reale, indicazioni di navigazione e overlay informativi, e occhiali audio che permettono a Gemini di “parlare” all’utente in modo discreto.
Le demo mostrano scenari quotidiani, come trovare un locale, ricevere suggerimenti mentre si cammina in città, gestire notifiche e calendario senza estrarre il telefono, o scattare foto arricchite da filtri generati dall’AI.
L’intento è superare la percezione dei visori XR come ingombranti per arrivare a dispositivi leggeri, indossabili e adatti all’uso di tutti i giorni, in cui l’intelligenza artificiale diventa parte dello sfondo, quasi invisibile.
Android XR viene posizionato come piattaforma aperta per produttori e sviluppatori, con l’obiettivo di competere direttamente con gli altri ecosistemi XR sul mercato.
AI per scienza, salute e sicurezza del software
Nella parte finale del video il tono diventa più serio, grazie agli interventi di Demis Hassabis e dei team di ricerca, che mostrano come l’AI venga usata anche per scienza, clima, salute e sicurezza informatica.
Viene presentato WeatherNext, un modello in grado di generare previsioni meteo ad alta risoluzione e a breve termine, utile per la gestione di eventi estremi e per supportare decisioni di enti pubblici e privati.
Sul fronte della biologia, vengono discussi sviluppi successivi ad AlphaFold, con nuovi modelli come AlphaGenome mirati a comprendere meglio le basi genetiche delle malattie e ad accelerare la scoperta di farmaci.
Il keynote introduce il concetto di “solvable disease”, suggerendo che grazie all’AI sarà possibile affrontare patologie oggi considerate troppo complesse da studiare con i metodi tradizionali.
Per la sicurezza del software, Google mostra agenti come Code Security Agent e Code Mender, in grado di analizzare repository, individuare vulnerabilità, proporre patch e supportare i team nella gestione del rischio.
L’idea è usare la potenza dei modelli non solo per creare nuovo codice, ma anche per rafforzare la sicurezza dell’intero ecosistema digitale, riducendo i tempi tra identificazione e correzione dei bug critici.
Il significato di Google I/O 2026 per il futuro dell’AI
Nel suo insieme, il video del keynote di Google I/O 2026 dipinge il quadro di un’azienda che ha deciso di fare di Gemini il motore unificante di prodotti, servizi, dispositivi e strumenti per sviluppatori, spostando l’accento dalla semplice risposta in chat agli agenti che agiscono nel tempo.
La direzione è quella di un’AI multimodale, proattiva e ambientale, capace di accompagnare le persone nella creatività, nel lavoro, nelle decisioni quotidiane e nelle grandi sfide globali, dalla scienza al clima.
Il keynote racconta così l’inizio di una fase in cui l’intelligenza artificiale non è più un componente isolato, ma una rete di agenti che lavorano al fianco degli utenti, amplificando le loro capacità e aiutandoli a portare a termine obiettivi complessi in modo più semplice, veloce e accessibile.















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