Il video mostra come LinkedIn sia diventato uno dei canali più potenti per i professionisti creativi che vogliono aumentare visibilità, fiducia e opportunità, trasformando il profilo personale in un vero e proprio magnete per clienti e collaborazioni.
L’intervento è tenuto da Andy Lambert, founder, autore e principal product manager di Adobe Express, che porta l’esperienza reale di aver costruito e venduto una startup multi‑milionaria facendo leva quasi esclusivamente sulle conversazioni e sui contenuti pubblicati su LinkedIn.
LinkedIn oggi: una piattaforma in trasformazione per i creativi
Il video sottolinea come LinkedIn stia vivendo un momento di svolta, con un aumento significativo sia degli iscritti (oltre 1,2 miliardi di membri) sia del consumo di contenuti, in particolare video.
Sempre più CEO e leader aziendali usano LinkedIn per comunicare in prima persona, e questo rafforza l’idea della piattaforma come luogo in cui nascono le narrazioni interne dei brand e si costruisce fiducia attraverso le persone.
Lambert evidenzia che, a differenza di altre piattaforme inondate di contenuti generati dall’AI, su LinkedIn funzionano soprattutto le narrazioni umane, autentiche, personali, creando una grande opportunità per chi sa produrre contenuti di qualità.
Per i creativi – videomaker, designer, copywriter, freelancer o solopreneur – LinkedIn diventa quindi uno spazio dove non serve avere milioni di follower, ma una strategia chiara su chi si vuole raggiungere e come servirlo.
L’importanza del profilo: cover, headline e sezione “About”
Il primo passo pratico proposto è “nail your profile”: curare il profilo in modo che racconti chiaramente chi è la persona, cosa fa e perché dovrebbe essere considerata credibile.
Lambert individua tre elementi chiave: immagine di copertina, headline e sezione “About”, che insieme devono creare una storia coerente e orientata ai risultati per un pubblico preciso.
La cover image viene presentata come uno spazio spesso sprecato, che invece dovrebbe mostrare loghi di clienti, premi, citazioni, recensioni o qualsiasi elemento capace di trasmettere immediata autorevolezza.
L’headline, secondo Lambert, deve essere costruita con un semplice framework “I help X achieve Y so they can Z”, cioè una frase che renda subito evidente chi si aiuta, che risultato si genera e qual è il beneficio finale.
Nella sezione “About”, l’attenzione va alle prime tre‑quattro righe, le uniche visibili prima del “vedi altro”, che devono espandere la headline restando focalizzate sull’ICP (Ideal Customer Persona).
L’obiettivo è abbattere la diffidenza iniziale e far sì che il visitatore pensi “posso fidarmi di questa persona?” trovando subito segnali di credibilità e un messaggio su misura per i suoi bisogni.
Definire il pubblico ideale e costruire la rete in modo intenzionale
La seconda grande azione riguarda la costruzione dell’audience: per Lambert LinkedIn è probabilmente la piattaforma più semplice su cui crescere, se si parte dalle persone e non dai contenuti.
Viene introdotto il concetto di “minimum viable audience”: il pubblico minimo, molto specifico, che può già sostenere il business nel breve termine, evitando di voler parlare a tutti (CIO, CTO, sales director, ecc.) e disperdere il messaggio.
Una volta chiarito chi si vuole servire, LinkedIn offre un vantaggio unico: la richiesta di connessione, che crea un rapporto reciproco e dà un boost di visibilità ai contenuti verso i nuovi contatti.
Lambert suggerisce un approccio “give before take”, dove si parte offrendo valore – ad esempio invitando i potenziali clienti a un podcast o a una breve call per condividere la loro esperienza – facendo leva sul bisogno umano di essere riconosciuti e contribuire con le proprie competenze.
Interessante anche l’osservazione empirica: in assenza di un invito specifico (podcast, call), spesso le richieste di connessione inviate senza testo ottengono più accettazioni rispetto a quelle con un messaggio standard.
L’abitudine proposta è quella di inviare ogni giorno da 5 a 10 richieste di connessione mirate al proprio pubblico ideale, trasformando la crescita della rete in una routine strategica e non in un’azione sporadica.
Il framework BEST: una strategia contenuti semplice e ripetibile
Il cuore del video è il framework BEST (Bond, Educate, Showcase, Tell), presentato come struttura semplice per organizzare la propria strategia di contenuti e costruire fiducia nel tempo.
Lambert insiste sul fatto che non si può “chiedere” (Tell) prima di aver costruito le basi attraverso Bond, Educate e Showcase, perché su LinkedIn la vera valuta non è la viralità, ma la fiducia nel tempo del pubblico giusto.
La categoria Bond riguarda i contenuti personali e di percorso: chi è il creativo, quale storia lo ha portato fin lì, quali sfide affronta, quali aspirazioni ha, con l’obiettivo di creare connessione emotiva.
Educate è tutto ciò che aggiunge valore concreto: spiegazioni, consigli, aggiornamenti di settore, contenuti che aiutano il target a risolvere problemi specifici e che, post dopo post, consolidano la percezione di competenza.
Showcase è la dimostrazione sottile di expertise: dietro le quinte di un progetto, un lancio di libro dove si chiede alla community di scegliere fra due copertine, momenti on‑site con i clienti, rendendo il pubblico parte della storia.
Solo a questo punto entra in gioco Tell, cioè inviti a webinar, call to action commerciali, promozioni o richieste dirette, che funzionano perché poggiano su una base di relazione, valore e credibilità già costruita.
Formati, strumenti e il ruolo della costanza
Il video chiarisce che su LinkedIn ogni formato può funzionare – testo, video, caroselli PDF – purché sia il veicolo migliore per un messaggio pensato per il proprio pubblico.
La piattaforma sta puntando molto sul video, ma i caroselli ottengono ottimo engagement e i semplici post testuali continuano a essere efficaci, se coerenti con la strategia BEST e con il posizionamento del profilo.
Lambert consiglia una frequenza di pubblicazione di tre‑quattro volte a settimana, sottolineando come LinkedIn premi la consistenza nel tempo sia nei temi trattati sia nel ritmo dei contenuti.
Porta come esempio la propria rubrica “social media roundup”, un format video settimanale di 90 secondi con gli aggiornamenti principali sui social, pubblicato ininterrottamente per sette anni senza bisogno di post virali.
Per la parte operativa, cita strumenti come Supergrow per l’ideazione e strutturazione dei testi e Adobe Express per la creazione grafica, i template per LinkedIn, la programmazione dei post e l’analisi delle performance.
L’idea centrale è costruire un flusso di lavoro sostenibile, in cui la tecnologia supporta la creatività e permette di mantenere nel lungo periodo una presenza coerente e riconoscibile.
Commenti, relazioni e metriche che contano davvero
Nelle fasi successive, Lambert introduce il “3×3 Method”: tre commenti significativi al giorno, per tre settimane, sui contenuti del proprio target di riferimento, come leva principale di crescita della visibilità.
LinkedIn infatti attribuisce grande rilevanza ai commenti, mostrando quante impression generano e spesso premiando chi dialoga sotto i post altrui con più visibilità rispetto ai contenuti pubblicati sul proprio feed.
Il video invita a spostare l’attenzione dalle vanity metrics (like, condivisioni, numero di follower) verso indicatori più sostanziali come visite al profilo, messaggi privati in entrata e opportunità di collaborazione.
Per Lambert “vincere” su LinkedIn non significa ottenere 600.000 follower o il badge di top voice, ma usare la piattaforma come canale per raggiungere ogni giorno il proprio pubblico ideale e generare risultati concreti di business.
In quest’ottica, il compito principale diventa portare le persone giuste sul profilo, far trovare loro un posizionamento chiaro, contenuti utili e un modo semplice per entrare in contatto.
È un lavoro di costruzione di memoria: farsi associare a un tema specifico (come il suo weekly roundup) fino a diventare “la persona che viene in mente per quella cosa” nelle menti del proprio pubblico.
Sintesi finale: l’intenzionalità come vero motore del brand personale
Nel segmento conclusivo, Lambert ribadisce che il successo su LinkedIn è soprattutto una questione di intenzionalità: sapere esattamente chi si vuole servire, che problemi si vuole risolvere e quali azioni quotidiane portano verso quel risultato.
Invita a pensare alla strategia come all’arte di dire no, scegliendo di essere conosciuti per una sola cosa ben definita invece di inseguire la viralità generalista o la crescita di follower fine a sé stessa.
L’intervento si chiude collegando il tema ai concetti del suo nuovo libro, dedicato alle “memory structures” e a come diventare il brand più citato nella stanza, e offrendo la propria disponibilità a supportare chi vuole applicare questi principi.
Il messaggio centrale è che ogni creativo può usare LinkedIn per ottenere risultati concreti fin da subito, se costruisce un profilo credibile, sceglie un pubblico preciso, pubblica con costanza contenuti umani e di valore e coltiva relazioni autentiche invece di inseguire solo numeri e viralità.















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